Il modernista conservatore

Avevo degli amici, quegli amici sono diventati delle edizioni complete, dei centri di studi, dei comitati, dei convegni, e io mi sento molto solo”. Già venti anni fa, su Repubblica, Alberto Arbasino rimpiangeva la scomparsa di amici e interlocutori – Pier Paolo Pasolini, Goffredo Parise, Italo Calvino – con i quali aveva immaginato “una tarda età meno trafelata, con lunghe conversazioni e belle polemiche”.
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